sabato 16 luglio 2016

Viandanti

Siamo qui solo di passaggio, viandanti ospiti di questa terra, potremmo amarci, sorridere incontrandoci, condividere cammini, o dirci addio, ignorarci anche.
Ci può stare essere ignorati e ignorare, non possiamo contenere tutti.
Ma odiarci perché? Voler decidere del cammino degli altri, controllare il loro andare: - passa di qua , prosegui di là... qui ci devo passare solo io, questo è mio.
Non possediamo niente, a parte noi stessi e l'anima che ci abita.
Siamo ospiti non educati e crediamo che il pezzo di terra su cui posiamo i piedi sia nostra proprietà... Da chi lo abbiamo comprato ? A nome di chi era registrato in catasto e da quale Notaio è stato registrato il primo passaggio di proprietà?
- il primo che ha messo due o tre pietre in fila e poi ha alzato un muro, ha iniziato a sezionare questa terra...
bah ai cani bastano due o tre pisciatine per dire questo territorio è mio.
 Ma poi qualcuno ha mai visto altri cani girare al largo da quello spazio?
Questa storia che i cani delimitano il territorio con le loro urine è un interpretazione del tutto umana.
 Magari nom  delimitano proprio niente, lasciano segni del loro passaggio tanto per dire;
magari è il loro modo di fare una mappa per orientarsi o per comunicare lasciando una sorta di post-it : se qualcuno mi cerca sono passato per di qua, oppure : strada già percorsa,trovato niente d'interessante !
Siamo di passaggio signori...viandanti che alla fine del viaggio se ne andranno lasciando le valige pesanti in stazione, perché il volo non prevede zavorre e all'arrivo non ci sarà nessun ufficio oggetti smarriti o di recupero valigie perse o dimenticate.
Invece nel nostro stolto andare dimentichiamo l'indispensabile e ci portiamo dietro una marea di inutili cianfrusaglie. Più sono inutili più pesano, rallentano il nostro passo, appesantiscono un cammino che potrebbe essere lieve, perché la maggior parte delle cose indispensabili sono così leggere che i più, faticano a vederle e sentirle, non hanno gravità, ma molti confondono peso con importanza, levità con superficialità.
Giuljanas

martedì 12 luglio 2016

Metafore

Metafore

Sono un migrante, migro come le rondini, loro che si alzano in volo e non si interrogano a cosa le muova il cielo e  quali viaggi e nuove partenze le attenda.
 
Ho lasciato la casa per tutte le case del mondo e in nessuna mi sono fermata, ogni angolo della terra ha profumi e colori diversi eppure è comunque terra.

Ci sono stati giorni di vento forte, spazzava via ogni cosa in vortici frenetici, si  appropriava di panni stesi, copriva tutti i suoni, deviava rumori, la mia voce era flebile, e non sentivo quella degli altri.
- Urla più forte.!
 C'è un insolita quiete quando Eolo urlante tace.
Si calmano le acque, i rami degli alberi, le foglie cadute
tornano esauste a terra,
- ho danzato fino a non poterne più - si dicono una all'altra,
e quelle rimaste sull'albero, non sanno se invidiarle o no, ma tanto è un destino a tutte riservato, il vortice leggero o tumultuoso, il piroettare come farfalla o il planare lieve dondolante verso la terra.

L'ancora, ha tenuto la barca saldamente appesa alla sua catena questa volta, potrebbe non succedere, potrebbe lasciarla libera di andare trascinando il suo peso e quella va, in mare aperto se va bene, o su uno scoglio se va male, o spiaggiata.
Invece per tre giorni è qui a brandeggiare, segue la direzione mutevole del vento, ma non si allunga più della lunghezza della sua catena, aspetta che il vento cali, che diventi vento per una navigazione a vele tranquilla.
Ma non è vero ...non è lei che aspetta, siamo noi, sono io.
Non si ha voglia di essere foglie danzanti., a volte si vuole restare foglia sull'albero, rimandare il viaggio, se si può.

Scegliere condizioni migliori per partire,  scrutare i cieli, la forma delle nuvole e le direzioni, l'altezza delle onde, le creste in lontananza, il variare del colore del mare,  i
tarocchi, consultare le sibille delle previsioni meteo, i detti e i proverbi di antichi navigatori, i portolani per la prossima
destinazione.
Poi, a un  certo punto parti e ti fidi più del tuo intuito,
sapendo che  meteo, sibille, proverbi e portolani, possono disattendere le promesse;
le cose non sono immutabili, un groppo non è prevedibile, non tutte le esperienze dei navigatori esperti saranno le stesse che si presenteranno a te;
Ho visto porti mutare, insabbiarsi da un anno all'altro, degradarsi o farsi fintamente più belli .
Ma tu hai un portolano vecchio, e devi tenerne conto: non è aggiornato.

Sono migrante, migro nei giorni e verso gli altrove, ogni luogo persino quello già visitato in passato, si mostra diverso e uguale.
Alcune cose vi mutano impercettibili al nostro sguardo, altre invece in modo evidente da lasciarti perplessa, a volte, anzi spesso, sono gli uomini:
costruiscono di qua distruggono di là, mutano paesaggi.

Sono migrante anche di me stessa, anche in me mutano, umori, paesaggi, pensieri e idee, a volte sono vento a volte sono quiete. Foglia danzante o esausta, o appesa ad un albero finché albero, io o vento, non fanno mollare la presa.

Aggiorno il mio libro di bordo come posso: correggo rotte, rilevo scogli sfuggiti alle mappe.
 Ogni approdo è arrivo temporaneo e promessa di una nuova partenza.
Giuljanas, [12.07.16 09:29]

martedì 14 giugno 2016



Methoni
Grecia

mercoledì 8 giugno 2016

Micio micio...

La funzione del gatto è di essere un totem moderno, una specie di incarnazione emblematica e protettrice del focolare, un riflesso benevolo di quello che sono gli inquilini della casa. (Muriel Barbery).

Stret Art